Negli anni Sessanta, il genere western ha vissuto una trasformazione radicale che ha ridefinito non solo l’estetica del cinema, ma anche il modo in cui percepiamo il rapporto tra immagine e suono. Se il decennio precedente era stato dominato dall’eroismo classico e dalle praterie sconfinate di John Ford, gli anni Sessanta hanno introdotto il cinismo, la violenza stilizzata e, soprattutto, una nuova grammatica musicale che avrebbe cambiato per sempre la storia della settima arte.
Il cuore di questa rivoluzione si trova in Italia, con la nascita dello “Spaghetti Western”. In questo contesto, il legame tra regia e musica divenne così simbiotico da rendere impossibile separare l’opera visiva dalla sua colonna sonora. Al centro di questo terremoto culturale troviamo il sodalizio tra Sergio Leone ed Ennio Morricone.
Prima degli anni Sessanta, la musica western era influenzata dalla tradizione sinfonica tardo-romantica: grandi orchestre che sottolineavano il valore epico del pioniere americano. Morricone, invece, decise di svuotare l’orchestra e riempirla di suoni “concreti” e popolari.
Per la “Trilogia del Dollaro”, il Maestro introdusse strumenti mai sentiti in un contesto epico: lo scacciapensieri, il fischio umano (reso celebre da Alessandro Alessandroni), la chitarra elettrica, l’incudine, le campane e i cori che imitavano il verso del coyote.
Questa musica non era un semplice accompagnamento, ma un vero e proprio personaggio. Nel cinema di Leone, i lunghi silenzi e i primissimi piani sui volti sudati degli attori venivano riempiti dalla partitura, che dettava il ritmo del montaggio.
In film come Per qualche dollaro in più, la musica diventa addirittura un elemento diegetico: il carillon dell’orologio da taschino scandisce il tempo del duello finale, fondendo realtà sonora e narrazione drammatica.
Negli Stati Uniti, il “western revisionista” iniziava a smantellare i miti della frontiera. Film come I compari (1971, ma figlio della cultura della fine dei ’60) di Robert Altman utilizzarono le canzoni malinconiche di Leonard Cohen per creare un’atmosfera di decadenza e realismo, lontana anni luce dalle fanfare trionfali del passato. Anche la controcultura hippie influenzò il genere: si pensi a Easy Rider, che pur essendo un “western su due ruote”, utilizzò il rock psichedelico per descrivere una nuova frontiera, quella dei diritti civili e della libertà individuale.
Il legame tra il genere e la musica di questo periodo è stato così potente da influenzare generazioni di artisti a venire. Il suono “western” degli anni Sessanta ha travalicato i confini del cinema per entrare nel DNA del rock, del pop e persino dell’hip hop. Gruppi come i Dire Straits o artisti come Quentin Tarantino hanno costruito intere carriere sull’estetica sonora creata in quegli anni.







