di Beatrice Silenzi

Quando si pensa al fascino nel cinema, stile, ironia e naturalezza sono quelli di Cary Grant.
Per molti spettatori rappresenta ancora oggi l’ideale dell’eleganza impeccabile, senza apparire artificiale, sofisticato senza risultare distante, brillante senza mai perdere il senso dell’umorismo.
Eppure dietro quella figura apparentemente perfetta si nascondeva una storia molto più complessa.

Nato come Archibald Alexander Leach nel 1904 a Bristol, in Inghilterra, Grant conobbe fin da bambino difficoltà e sofferenze.
La sua giovinezza fu segnata dalla scomparsa della madre, che il padre gli fece credere morta quando in realtà era stata ricoverata in una struttura psichiatrica.
Questo trauma lasciò un segno profondo nel futuro attore e contribuì a forgiare quella costante ricerca di perfezione che avrebbe caratterizzato tutta la sua vita.

Da adolescente entrò a far parte di una compagnia di acrobati e artisti di varietà e fu proprio il mondo dello spettacolo itinerante a portarlo negli Stati Uniti, dove iniziò una lunga gavetta tra teatro, musical e spettacoli di Broadway.
Negli anni Trenta, Hollywood si accorse di lui e offrendogli le prime opportunità: fu allora che Archibald Leach divenne Cary Grant.

A differenza di molte stelle dell’epoca, possedeva un tempismo comico straordinario e una presenza scenica capace di trasformare qualsiasi dialogo in un momento memorabile.
Tra i film che contribuirono a renderlo una leggenda spiccano Susanna!, Scandalo a Filadelfia e Arsenico e vecchi merletti, commedie sofisticate in cui dimostrò una versatilità rara, capace di alternare ironia, romanticismo e comicità con assoluta naturalezza.

La collaborazione più celebre della sua carriera fu con Alfred Hitchcock.
Il maestro del brivido comprese immediatamente il potenziale di Grant e lo scelse come protagonista di alcuni dei suoi film più celebri.
Ne Il sospetto, Caccia al ladro e soprattutto Intrigo internazionale, l’attore mostrò un lato diverso della propria personalità, pur mantenendo il suo inconfondibile charme, riuscì a incarnare personaggi attraversati da inquietudine, mistero e tensione.

“Intrigo internazionale” viene ancora oggi considerato uno dei vertici del cinema hollywoodiano. La celebre sequenza dell’aereo che insegue il protagonista in mezzo a una pianura deserta è diventata un’icona della storia del cinema, e Grant ne è il perfetto interprete: un uomo comune trascinato in una vicenda più grande di lui, ma capace di affrontarla con intelligenza e ironia.

Ciò che rende Cary Grant ancora amato è il suo modo di recitare.
In un’epoca in cui molti attori adottavano stili enfatici e teatrali, lui appariva incredibilmente moderno, parlava con naturalezza, si muoveva con eleganza spontanea e sembrava sempre a proprio agio davanti alla macchina da presa.
Molti interpreti contemporanei hanno riconosciuto il suo stile.
Non meno importante fu il suo impatto sulla moda maschile. Completi impeccabili, cravatte sobrie, portamento elegante: Grant trasformava l’abbigliamento nella propria personalità. 

Dietro il successo, tuttavia, si celava una personalità complessa. Grant confessò più volte di sentirsi diviso tra l’uomo che era realmente e il personaggio che il pubblico amava.
Celebre una sua battuta: «Tutti vorrebbero essere Cary Grant. Anch’io vorrei essere Cary Grant», frase che rivela quanto il mito avesse finito per superare la persona.
Nel 1966 decise di ritirarsi , quando era ancora all’apice della popolarità.
Una scelta insolita per Hollywood, ma coerente con il suo carattere. Preferì dedicarsi alla vita privata e alla famiglia, evitando il declino professionale che aveva colpito molte altre stelle della sua generazione.
Quando morì nel 1986, il cinema perse un simbolo e, a distanza di decenni, i suoi film conservano intatta un’incredibile magia.